L’Eurozona ha visto un “netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese” misurato dai tassi attesi d’insolvenza, con un “incremento che è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche”. Lo scrive la Bce nel bollettino di agosto che ribadisce  di esser pronta a valutare nuove «operazioni di mercato definitive di entità adeguate» e «ulteriori misure non convenzionali», nell’ambito del suo mandato, posto che i governi mettano in piedi le «condizioni necessarie», tra cui i sistemi anti spread tramite i fondi salva-Stati, i cosiddetti Esfsf (Fondo Europeo di stabilità finanziaria) e Esm (Meccanismo Europeo di Stabilità).

Secondo i dati della Banca d’Italia, nel nostro Paese,  le sofferenze delle banche verso le società non finanziarie sono aumentate, a giugno, del 17% a quota 75,19 miliardi di euro contro i 63,9 miliardi di un anno fa.
Le sofferenze delle imprese sono pari ai due terzi del totale lordo nazionale di 113 miliardi (a maggio erano 110,8 miliardi) ma sono ancora più rilevanti se si aggiungono i 10,6 miliardi delle famiglie produttrici (imprese individuali, artigiani, aziende fino a 5 addetti). Il credito delle aziende si è deteriorato in maniera più veloce rispetto alla media (+15,8% a giugno) o alle famiglie consumatrici (+13%).
Tra i settori che mostrano le maggiori sofferenze, come in una cartina di tornasole della crisi, spiccano le costruzioni (19 miliardi a giugno), la manifattura (23 miliardi) e il commercio e la riparazione di auto e moto (15,4).

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