Uscito da poco, “Se tutte le stelle venissero giù – e altre domande che non ci fanno dormire la notte” (Rizzoli, 224 pp.) è il libro firmato da Filippo Bonaventura, Lorenzo Colombo e Matteo Miluzio, noti per essere anche i creatori della pagina Facebook di divulgazione scientifica, e in particolare astronomica, “Chi ha paura del buio?”. Il saggio racconta in maniera scrupolosa e rigorosa, ma con un linguaggio semplice che rende la lettura accessibile anche a chi non è esperto in materia, cosa succederebbe nel caso in cui avesse luogo un particolare evento o un singolo dettaglio dell’universo che conosciamo differisse. Pagine talvolta apocalittiche che svelano il destino del nostro pianeta e dell’umanità qualora una supertempesta solare ci colpisse, se la Terra smettesse di ruotare intorno al proprio asse, se il sole scomparisse o se, invece, ce ne fossero due. Un viaggio che non è solo affascinante e capace di farci avere tremendi incubi, ma anche che rende evidente quanto sia difficile avere la combinazione di fattori importanti affinché la vita, così come la conosciamo, possa svilupparsi.

Gianfranco Broun: Chi sono Lorenzo Colombo, Matteo Miluzio e Filippo Bonaventura?

Chi ha paura del buio?: Insieme gestiamo il progetto “Chi ha paura del buio?”, attivo principalmente su Facebook dove contiamo oltre 250.000 iscritti. La pagina, fondata nel 2012 da Massimiliano Bellisario, negli anni è diventata uno dei punti di riferimento per quanto riguarda l’astronomia e alcuni temi di grande attualità come il riscaldamento globale.

Lorenzo Colombo: Io sono il più giovane dei tre: nel 2016 mi sono laureato in Fisica presso l’Università di Torino con una tesi sulla determinazione della frequenza di pianeti extrasolari attorno a stelle povere di metalli. Ho poi intrapreso un percorso di Dottorato di Ricerca presso l’Università di Padova, che ho interrotto dopo tre anni. Attualmente sto frequentando il Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste e questo libro è il mio primo vero contributo al mondo della divulgazione, fatta eccezione ovviamente per i miei sette anni di attività per la pagina.

Matteo Miluzio: Dopo la laurea in Astronomia all’Università di Padova ho ottenuto il Dottorato in Astronomia sempre a Padova alla fine del 2012 con un lavoro dedicato allo studio delle supernovae e della formazione stellare in galassie attive, trascorrendo dei periodi ai telescopi dell’ESO in Cile. Dopo un anno e mezzo di collaborazione con l’osservatorio astronomico di Padova ho deciso di abbandonare l’Italia per lavorare all’Istituto di Astrofisica delle Canarie, a Tenerife, lavorando su galassie attive e allo stesso tempo su uno strumento infrarosso che abbiamo poi montato al telescopio “Gran Telescopio Canarias”, all’Osservatorio del Roque de Los Muchachos sull’isola di La Palma dove ho trascorso circa 2 mesi. Finita l’esperienza alle Canarie, mi sono trasferito nei pressi di Madrid per lavorare alla sede dell’Agenzia Spaziale Europea per la missione spaziale Euclid, data di lancio prevista 2022, il cui scopo e’ studiare l’Universo oscuro (materia ed energia oscura).

Filippo Bonaventura: Mi sono laureato in astrofisica all’Università di Trieste con una tesi in cosmologia numerica sul censimento dei barioni cosmici. Dopo aver conseguito un master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste ho coordinato la rivista di astronomia “le Stelle”, fondata da Margherita Hack e Corrado Lamberti, e ho partecipato al progetto “Astrokids” dell’INAF per la divulgazione dell’astronomia ai bambini. Ho scritto di astronomia su varie testate cartacee e online e tuttora mi occupo di editoria scolastica scientifica.

Gianfranco Broun: Come è nata la vostra passione per la scienza e, in particolare, per lo spazio?

Lorenzo Colombo: Non me lo ricordo di preciso, perché è stata sempre una parte di me. Ho sempre avuto una forte curiosità per il mondo e l’universo, e l’astronomia era la più forte di queste. Ricordo ancora adesso lo stupore che provai davanti alle immagini degli anelli di Saturno in un libro che mi fu regalato quando avevo cinque anni, o la mia prima serata in un vero osservatorio astronomico nel 2005. Ciò mi ha portato a fare le scelte di vita successive: il liceo scientifico, la laurea in fisica, il dottorato in astronomia, con l’obiettivo di “diventare uno scienziato del cielo”, come rispondevo alle elementari! L’astronomia però era solo una delle tante passioni, a cui si è affiancata quella per la comunicazione della scienza nata con il mio ingresso tra gli amministratori di Chi ha paura del buio?, nel 2013. Ora mi considero una personalità un po’ eclettica, e la mia curiosità insaziabile si è estesa ben oltre all’astronomia: climatologia, geologia e vulcanologia, biologia, ma anche storia, geografia e linguistica.

Matteo Miluzio: La passione per questi argomenti non si acquisisce, ci si nasce. Magari viene fuori più o meno tardi, ma l’amore per quello che sta sopra le nostre teste nasce con noi. Fin da piccino, con i miei primi telescopi, coltivai il sogno dell’astronomia che poi da grande e’ diventato anche il mio lavoro. Non avevo mai pensato alla divulgazione ma una volta che cominciai a far parte di Chi ha paura del buio? mi sono accorto di quanto sia meraviglioso comunicare la scoperta del cielo facendo, magari, scoprire questa passione anche al prossimo.

Filippo Bonaventura: Credo di essere nato con questa passione già preinstallata. Fin da bambino rimanevo imbambolato a scrutare il cielo, ero certo che avrei studiato fisica e astronomia. Ho scelto di dedicarmi alla divulgazione dopo aver scoperto che raccontare agli altri le meraviglie del cielo mi piaceva ancora più dello studiarle come ricercatore.

Gianfranco Broun: In questi giorni è uscito il vostro libro “Se tutte le stelle venissero giù”, edito da Rizzoli. Un volume che con un linguaggio semplice e accessibile anche a chi non è esperto in materia, racconta con solide basi scientifiche cosa accadrebbe all’uomo e al nostro pianeta se un singolo elemento del nostro universo fosse diverso o se avesse luogo un certo evento improbabile o estremamente raro. Insomma: potremmo quasi sottotitolarlo “Mille e uno modi in cui l’universo potrebbe ucciderci”…

Chi ha paura del buio?: Ci siamo divertiti molto a dipingere scenari del tutto apocalittici con uno stile invece brillante e divertente. L’universo ha ben più di mille e uno modi per ucciderci. La porzione che possiamo osservare si estende per 93 miliardi di anni luce, che è un’enormità, eppure sembra che possiamo sopravvivere soltanto sulla superficie di questo minuscolo sassolino che chiamiamo “Terra”. In qualunque altro luogo moriremmo pressoché all’istante. La nostra esistenza dipende da un’incredibile combinazione di fattori che stanno in un equilibrio molto delicato, come un castello di carte: anche un piccolo cambiamento può far crollare tutto. Non sempre ne siamo consapevoli. L’universo non sembra affatto disegnato per farci sopravvivere, ma su questo pianeta si è creato un cantuccio buono per ospitarci, e di questo cantuccio, oltre che essere grati, dovremmo tutti prenderci cura.

Gianfranco Broun: Già nell’antichità alcuni studiosi avevano scoperto che la Terra è una sfera, o per essere più precisi un geoide. Ora però molte persone mettono in discussione questa verità scientifica parlando di Terra piatta. La scienza come può vincere sulle teorie complottistiche?

Chi ha paura del buio?: In realtà non sono in molti, sembrano tanti solo perché fanno molto chiasso. La scienza non ha nulla da dimostrare contro le teorie del complotto: è a quest’ultime che spetta l’onere della prova. Onere che viene spesso dimenticato, pensando che gridare più forte possa sostituire un’argomentazione valida o anche solo decente. La “lotta” ai complottismi spetta, più che alla scienza, alla divulgazione scientifica, che però deve scontrarsi con una serie di difficoltà dovute principalmente ai forti bias cognitivi che rendono le teorie del complotto praticamente inespugnabili. Per questo occorre agire non tanto su chi crede ai complotti, quanto su chi è a rischio di crederci. I complottisti sono come gli zombie: non puoi fare nulla per chi lo è già, ma puoi salvare chi rischia di diventarlo.

Gianfranco Broun: Però, come si scopre in un capitolo del libro, un pianeta potrebbe non per forza avere una forma sferica (anche se si esclude che possa essere piatto).

Chi ha paura del buio?: L’universo è pigro: ogni sistema tende a disporsi nel minore stato di energia che gli è possibile. Qui sulla Terra gli oggetti cadono perché tendiamo a stare più vicino possibile al centro del pianeta, dove la loro energia sarebbe minima. La stessa cosa accade a un pianeta in formazione: la forma iniziale è tipicamente molto irregolare, ma più accumula materiale più tenderà allo stato di minor energia, che è la forma sferica. Se un pianeta fosse piatto, prima o poi tutto tenderebbe a rotolare verso il centro e quello che ne risulta è… una sfera. Alla pigrizia dell’universo non si sfugge. Possiamo però immaginare altre forme di equilibrio, come quella “a ciambella”. Nel libro spieghiamo cosa accadrebbe se la Terra avesse questa forma, anche se non finisce bene.

Gianfranco Broun: Come avete detto, l’universo è un posto particolarmente ostile e l’unico luogo dove la vita umana può svilupparsi è la nostra minuscola Terra. Questo però non esclude di fatto l’esistenza di forme di vita aliene (che si tratti di batteri o di esseri senzienti)…

Chi ha paura del buio?: A quanto ne sappiamo, la Terra è l’unico pianeta abitato, ma ne sappiamo davvero poco. Siamo a conoscenza di una ventina di pianeti extrasolari abitabili, dove con “abitabili” intendiamo potenzialmente in grado di ospitare la vita per come la conosciamo qui sulla Terra. Una ventina è poco, soprattutto visto che “abitabili” non è garanzia di “abitati”, ma questa è solo la punta dell’iceberg. Conosciamo poco più di 4000 pianeti nella nostra galassia, ma sappiamo essercene centinaia di miliardi. È la nostra è soltanto una tra le migliaia di miliardi di galassie nell’universo osservabile. Se la vita non è qualcosa di così difficile da mettere a punto, il cosmo ha spazio in abbondanza per ospitarla. Ma non sappiamo quanto sia probabile lo sviluppo di organismi biologici. Inoltre, non è detto che tutta la vita dell’universo (se c’è) sia “come la nostra”: magari nel cosmo ci sono pianeti in cui la vita ha trovato soluzioni diverse da quelle che vediamo qui. I telescopi di prossima generazione ci daranno una mano a saperne qualcosa di più.

Gianfranco Broun: Il nostro sistema solare ha ancora molto da svelare. Nuovi pianeti, nuovi satelliti, nuove esplorazioni che prevedono il ritorno dell’uomo sulla Luna e l’arrivo su Marte…

Chi ha paura del buio?: Il sistema solare è il nostro piccolo “isolato galattico”, ma è ancora tutto da esplorare. Da troppo tempo, per esempio, non passiamo nei pressi di Urano e Nettuno, che sono pianeti interessantissimi. E a proposito di Nettuno, soltanto l’anno scorso abbiamo avuto dalla sonda New Horizons la prima immagine di un corpo della fascia di Kuiper, una vasta collezione di corpi minori oltre l’orbita di questo pianeta. Si stima che contenga centinaia di migliaia di oggetti con almeno 100 km di diametro. Oltre la fascia di Kuiper si vocifera che esista un pianeta tra le 5 e le 10 masse terrestri, che gli astronomi chiamano “Planet Nine”. In molti lo stanno cercando: sarebbe una scoperta sensazionale. Ma anche rimanendo qui “dietro l’angolo” le sorprese non mancano: la NASA punta a far tornare l’essere umano sulla Luna nel 2024 e creare subito dopo un avamposto diretto al Pianeta Rosso, che con un po’ di fortuna riusciremo a trasformare in quel Pianeta B di cui cominciamo a sentire il bisogno. L’antica arte dell’esplorazione si è spostata dalla Terra allo spazio, e questo nuovo capitolo non è che appena iniziato.

Gianfranco Broun

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