NGHFBWhoBuiltTheMoonCOVER_mediaSarà disponibile nei negozi tradizionali e in digitale dal 24 novembre “Who Built The Moon?”, il nuovo disco di NOEL GALLAGHER’S HIGH FLYING BIRDS.

L’album pubblicato dalla Sour Mash Records sarà disponibile in versione CD, CD Deluxe, LP e in digitale. Pur mantenendo lo stesso nucleo ardente di melodie, il cantautorato e la scrittura tipica che contraddistingue la band, il nuovo album (che segue il successo del 2015 “Chasing Yesterday”) è frutto della collaborazione creativa, durata due anni, con il famoso producer, dj e compositore David Holmes, collaborazione che ha dato un importante stimolo creativo alla band.

Registrato tra Belfast e Londra, Gallagher e Holmes hanno registrato un disco che raccoglie al suo interno pop psichedelico francese ed elettronica, soul, rock, disco dance.

 «Il pubblico sarà molto sorpreso», ha detto il produttore David Holmes. «Noel è molto amato e i suoi fan vogliono che pubblichi un disco enorme, magari più up-tempo del passato. Questo album è davvero divertente».

 “The Man Who Built The Moon” cristallizza una visione esterna alla partnership, arricchita da una strumentazione seducente ed un senso di un’incombente dramma. Si tratta del sound di un cantautore ricco di esperienza, supportato da un complice che, similmente, tende con minuzia alla perfezione.

Gallagher rivela infatti: “Abbiamo utilizzato il riff di piano di un brano inutilizzato che ci piaceva molto e abbiamo aggiunto gli accordi di chitarra. Un anno dopo ha preso forma come brano e quando siamo arrivati a definire il ritornello David continuava a chiedermi di scriverlo da capo, ancora e ancora. Sono arrivato al punto di strozzarlo. La versione che sentite è l’ottavo tentativo e sapete, Aveva ragione.” Facendo esplodere le bolle della comprensione, caricando di dinamite le crepe tra passato e presente e dipingendo un ardito ritratto dell’artista in quanto uomo libero, “Who Built The Moon? riunisce voci e musicisti ospiti da tutto il mondo per dare vita a 11 tracce che riflettono un accurato equilibrio tra sperimentazione e un jukebox con influenze senza tempo.

Questa la tracklist del disco: “Fort knox”, “Holy mountain”, “Keep on reaching”, “It’s a beautiful World”, “She taught me how to fly”, “Be careful what you wish for”, “Black & white sunshine”, “Interlude (Wednesday Part 1)”, “If love is the law”, “The man who built the moon”, “End credits (Wednesday Part 2)”.

A questi brani si aggiunge la bonus track “Dead in the water (Live at RTÉ 2FM Studios, Dublin)”.

Nel brano “Fort Knox”, Gallagher canta a malapena una nota, piuttosto è un giocherellare con euforico incanto, mentre “It’s A Beautiful World” gorgoglia con una progressiva ambient elettronica. Caratterizzata da un DNA pop psichedelico anni 60, “Black & White Sunshine’s” richiama recensioni tradizionaliste, invece “Holy Mountain” è un gioco al “trova la traccia oscura” all’interno di un gioioso muro si suoni. Conseguenza sintomatica dell’avanti e indietro tra lui e Holmes, Gallagher racconta di quest’ultima traccia:

“David mi suonò il campione iniziale, quindi io ho lavorato agli accordi e ne abbiamo registrati solo un paio, giusto qualche minuto, dopodiché abbiamo portato il brano in tour e abbiamo continuato a lavorarlo. Quando, a Belfast, ha finalmente preso forma, era così gioioso. Cosa è più gioioso dell’essere innamorati, baby? Quindi, ho scritto una canzone d’amore ed è stata una delle cose più belle che io abbia mai fatto.”

Se le tracce sono segnate da una sperimentazione eterea ed elettronica e il parlato in francese vocifera un’inquietudine in Gallagher, le strumentali scorrono con una energia latente e melancolica, ispirata ai sottofondi sonori della televisione europea. Dando fuoco alla propria intimità, Gallagher si è ritrovato per la prima volta a scrivere interamente in studio, lanciandosi in condizioni da laboratorio e in una avventura da copia-e-incolla con Holmes, voltando le spalle, almeno momentaneamente, alla solitudine cercata e alle sei corde. La porta dello studio è stata lasciata aperta per Paul Weller (organo in Holy Mountain) e Johnny Marr (chitarra e armonica in If Love Is The Law), non solo per dare testimonianza ma soprattutto per lasciare il segno di un momento decisivo nella carriera da dieci album in studio di Gallagher.

I risultati sono trascinanti: le parti strumentali e i groove ipnotici di ispirazione orientale, insieme ad un suono panoramico, rendono “Who Built The Moon?” un album per l’apocalisse, un disco che rassicura gli ascoltatori garantendogli le sfumature del Noel Gallagher su cui contano, mentre li trasporta con lui in una avventurosa danza tra le fiamme.

Gallagher e la sua band torneranno in Italia, per un’unica data live, il prossimo 11 aprile al Fabrique di Milano

Il calendario completo con tutte le date dei concerti dei Noel Gallagher’s High Flying Birds è disponibile su www.noelgallagher.com.

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