Il viaggio di un padre e di un figlio attraverso le contraddizioni della normalità

August 5, 2012   ·   0 Comments

È partito per quel viaggio molto tempo prima,  precisamente quel maledetto giorno di quindici anni fa quando il dottore, con la franchezza tipica di un professionista avvezzo a rapportarsi abitualmente con i malanni e il dolore, gli ha rivelato che suo figlio Andrea soffriva di Disturbi dello Spettro Autistico, una sindrome che è tutt’oggi un enigma per la scienza.

L’estate si avvicina e Franco Antonello è stanco dei consigli dei medici che invitano a prenotare le solite vacanze tranquille, rispettose della «regolarità delle consuetudini, tanto amate – a detta dei luminari – dalle persone autistiche; l’uomo sente dentro di sé crescere la pulsione dell’erranza, il richiamo dell’avventura, la voglia di gettarsi dentro gli imprevisti che possano, forse chissà, stimolare lo sviluppo di un nuovo contatto con Andrea, ormai maggiorenne, perso spesso e volentieri tra due mondi, quello dei terrestri e il suo, fatto di colori e di stati d’animo rapidamente mutevoli paragonabili agli stadi fisici dell’acqua. E così – in barba a familiari, medici e insegnanti preoccupati – si getta in quest’avventura, un viaggio on the road lungo l’America che non tenga conto di itinerari e tappe prefissate, che sia lasciato in balia degli incontri e dei desideri di questa moderna coppia di stravaganti cavalieri erranti.

  Giorno dopo giorno, attraversano prima in moto gli Stati Uniti – Florida Louisiana Texas New Mexico Arizona California – poi, dopo aver ricevuto l’incarico di consegnare la lettera di una nonna ad una nipote scapestrata e confusa, in auto e aereo l’America del Sud, fino a raggiungere Arraial d’Ajuda, ridente cittadina del Brasile. Un viaggio fatto di soste nelle spiagge più belle per assecondare la passione del ragazzo per i tuffi, e qualche imprevisto, pochi in verità, dovuti alla stanchezza e  a qualche ingenua “marachella” del giovane Antonello, talvolta in preda alle sue stereotipie come quel bisogno indispensabile di abbracciare gli sconosciuti, la ricerca di un affettuoso contatto fisico che talvolta può essere frainteso. Ma, soprattutto, un percorso ricco di  incontri straordinari che regalano a Franco la possibilità di osservare il mondo da un’altra angolazione, quella dell’autismo; infatti, se il viaggio in moto negli USA permetterà a Franco di rafforzare il rapporto simbiotico con il figlio, permettendogli quasi di identificarsi con i pensieri del ragazzo, sarà l’incredibile e variegata popolazione del Sud America – maggiormente disposta non solo a comprendere, ma ad accettare la diversità senza pregiudizi – a regalare a Franco un po’ di quiete dai suoi timori, quelli di un padre che soffre perché il proprio figlio non potrà mai divenire un adulto del tutto autonomo: proprio in Brasile – ospiti di una piccola comunità che, felice di arricchirsi della conoscenza di questi stravaganti visitatori, li riceve con grande cortesia – Andrea si allontanerà brevemente dal padre per correre lontano, tra le braccia del suo primo amore.

  Se il futuro resta un’incognita per il protagonista di questo meraviglioso racconto di viaggio, preoccupato per l’avvenire del figlio nel giorno della sua dipartita, è il presente ad acquistare un nuovo significato; sebbene, infatti, il testo sia corredato di mappa del Nuovo Mondo con tanto di tragitto compiuto, non è il viaggio nello spazio ad affascinare il lettore, bensì l’esplorazione che Franco, osservando Andrea con l’occhio privilegiato del viaggiatore, percorre attraverso i meandri di quella tirannia semantica della maggioranza che è la “normalità”; le sue impressioni sciolte, discursion secondo il termine tecnico coniato da  Osbert Sitwell, non riguardano i nativi, se non quando qualcuno degli “indigeni” riesce a stabilire un contatto con il ragazzo, e sono ridotte all’osso le descrizioni dei luoghi.  L’”Altro” e l’”Altrove” – annientati nella modernità dalla globalizzazione e dal bombardamento mediatico, rei di aver estinto nel mondo occidentalizzato il pittoresco locale – si concretano nel romanzo in quell’abitante di un mondo primigenio, diverso e lontano dal nostro che è Andrea.

  Ervas, trasfigurando gli Antonello in personaggi letterari celebra un inno alla vita, la cui bellezza risiede proprio nell’eccezionale diversità delle forme e delle esistenze tramite le quali essa si manifesta, un tema caro allo scrittore persino nei gialli comici del “Ciclo dell’ispettore Stucky”.

  Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, edito da Marcos y Marcos, un capolavoro odeporico, da mesi in cima alle classifiche, nato dall’incontro tra lo straordinario talento di un autore e l’immenso amore di un padre coraggioso.

Fulvio Ervas

Se ti abbraccio non aver paura

Marcos y Marcos

pp. 319, € 17

(Guglielmo Paradiso)

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