Camusso: “Se la politica del governo non cambia saremo di nuovo in piazza”

June 17, 2012   ·   1 Comments

Un enorme corteo unitario, colorato dalle bandiere delle tre Confederazioni CGIL, CISL e UIL ha sfilato oggi per le vie della capitale per rivendicare ‘Il valore del lavoro’, una politica che guardi alla crescita del Paese, all’occupazione, al welfare e ad un fisco più equo, insomma un vero e proprio cambiamento nell’agenda politica del Governo.

Sin dalle prime ore del mattino lavoratori, pensionati, giovani e studenti provenienti da tutta Italia (sono arrivati, infatti, 1000 pullman, 4 treni speciali, 2 navi dalla Sardegna, più aerei e mezzi privati), hanno gremito Piazza della Repubblica da dove ha preso il via il corteo diretto a Piazza del Popolo dietro allo striscione di apertura ‘Per il lavoro, la crescita, il welfare e per cambiare il fisco. Il valore del lavoro’ e affiancato dai tre leader sindacali, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni. A seguire, lo spezzone dell’Emilia Romagna, la regione messa in ginocchio dal devastante sisma dei giorni scorsi, che nonostante le difficoltà ha voluto partecipare alla mobilitazione nazionale unitaria di oggi con lo striscione ‘Terremoto: l’impegno del lavoro la forza della solidarietà’.

Tanti gli ‘esodati’ con magliette e slogan ‘anti-Fornero’: “siamo esodati, siamo tornati per essere contati” o ancora, “ora sto anch’io tra i trecentomila anziani e forti…ma non siamo morti”, è uno degli slogan che va per la maggiore tra i manifestanti rimasti senza lavoro e senza pensione dopo la riforma previdenziale varata dal Governo Monti. Ma arriva forte dalla piazza di oggi anche il grido di allarme dei lavoratori precari che alle 18 manifesteranno in Piazza Farnese contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l’estensione dei diritti e delle tutele, sotto lo slogan ‘La meglio gioventù’, un appuntamento promosso dal Comitato ‘Il nostro tempo è adesso’.

No alla violenza contro le donne!. A caratterizzare il corteo di CGIL, CISL e UIL anche la vicinanza e il cordoglio nei confronti delle oltre 50 donne uccise dall’inizio di quest’anno, vittime di una violenza assurda e insopportabile. Tanti infatti i manifestanti che come gesto simbolico hanno indossato indumenti bianchi o semplicemente adornato le proprie magliette e zainetti con un fiocco o dei nastri bianchi, distribuiti in piazza.

Da un’assolata e rovente Piazza del Popolo, stracolma di palloncini rossi, verdi e blu ha portato il proprio contributo dal palco, prima delle conclusioni dei tre leader CGIL, CISL e UIL, il nipote di Placido Rizzotto, il sindacalista ucciso dalla mafia nel 1948, che rivolgendosi alla criminalità organizzata, ha affermato “noi e la CGIL abbiamo avuto la memoria più lunga della loro. Non abbiamo mai mollato in tutti questi anni e abbiamo ottenuto quello che la mafia non voleva: il ritrovamento dei resti di Placido Rizzotto”.

Dal palco. Camusso,Governo cambi subito agenda.”Stiamo vivendo la crisi più difficile del nostro paese, al governo diciamo di cambiare subito l’agenda politica, se non la si cambia noi saremo ancora nelle piazze, non ci rassegnamo”. Così il Segretario Generale, Susanna Camusso è intervenuta dal palco allestito in piazza del Popolo a conclusione della manifestazione unitaria, “si può fare un’altra politica – ha aggiunto – non abbiamo bisogno del permesso dell’Europa. La sensazione è che l’Europa stia diventando un alibi per non dare risposte ai lavoratori”.

Tanti i temi affrontati dalla leader del sindacato di Corso d’Italia durante il suo intervento, tante le richieste, rivendicate a gran voce al governo: “si riparta dal lavoro per far crescere il Paese”, “basta fare cassa con i lavoratori, bisogna adottare una nuova politica fiscale”, “basta ridurre le persone che hanno difficoltà a dei numeri. Subito risposte agli esodati”.

Le riforme varate finora dal governo “non hanno cambiato la dimensione economica del paese, non hanno migliorato la condizione delle persone, anzi l’hanno peggiorata” ha accusato Camusso, che ha chiesto al Governo provvedimenti “concreti” non “roboanti”. La riforma del lavoro, innanzitutto “è brutta e sbagliata. Dobbiamo fermarci e ricominciare da capo”. Rivolgendosi al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, Camusso ha chiesto “quando si daranno risposte almeno ad uno dei tanti tavoli di crisi aperti al ministero?”. E’ necessario, secondo il Segretario Generale della CGIL chiamare le aziende alle loro responsabilità, inoltre “non si può assistere alla svendita delle nostre aziende pubbliche, ma vorremo sapere invece, soprattutto da Finmecanica, quali strumenti di politica industriale deve mettere in campo”.

Serve una minore tassazione sul lavoro.Per il Segretario Generale della CGIL il fisco non deve essere un modo per fare cassa, ma per ridistribuire le risorse nel paese, per questo l’introduzione dell’IMU “così com’è non va bene”. Chi possiede grandi immobili, ha spiegato la leader della CGIL “non può pagare meno di un pensionato che l’unica casa che ha è quella in cui vive”. Per raggiungere la vera equità, ossia “ridurre le disuguaglianze tra le persone” è necessario, come ribadito da Camusso, fare un accordo con la Svizzera per i capitali scappati e dare forza al contrasto all’evasione fiscale.

Subito soluzioni per chi è senza reddito e pensione.Bisogna mettere fine al “balletto di numeri” sugli esodati. Il Governo ed in particolare il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha proseguito Camusso “devono avere il coraggio della trasparenza”. “Martedì, rispondendo alla camera, suggeriamo al ministro di presentarsi con una norma generale che riconosca a tutti quelli che non sono riusciti ad andare in pensione, a causa della riforma, che ci possono andare con le vecchie regole. Non vogliamo una norma di principio ma una norma che risponda a tutti”.

Concludendo il suo intervento, Camusso ha rilanciato le prossime date di mobilitazione: il 20 giugno al fianco dei pensionati e il 2 luglio per la manifestazione regionale unitaria a Napoli indetta da CGIL, CISL e UIL per porre la vertenza Campania all’attenzione della Presidenza del Consiglio.

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