Description

Firenze: ecco la rete tra gli archivi del sapere, dell’informazione e della conoscenza

June 14, 2012   ·   0 Comments

Una vera e propria biblioteca universale online. Che offra agli utenti della rete informazioni selezionate, controllate, convalidate, registrate e strutturate nei loro database da istituzioni culturali come le biblioteche. Si parlerà di questo nel seminario internazionale ‘Global Interoperability and linked data in libraries’ (http://www.linkedheritage.org/linkeddataseminar/) che si terrà il 18 e 19 giugno nell’aula magna dell’università di Firenze.

L’iniziativa è stata presentata, questa mattina a Palazzo Vecchio, dall’assessore all’università e alla ricerca Cristina Giachi, dal professor Giacomo Guerrini, ordinario di biblioteconomia all’Università di Firenze, e Maria Letizia Sebastiani, direttrice della Biblioteca nazionale centrale di Firenze.
Il punto di partenza è quello dei ‘linked data’, dei ‘dati collegati’. In questo caso si tratta dell’integrazione dei dati delle biblioteche (come la Biblioteca nazionale centrale di Firenze) con quelli di altre istituzioni con l’obiettivo di garantire un aumento di informazioni che si possono fornire all’utente. In questa ottica sarà possibile completarle, aggregarle e collegarle con altre informazioni strutturate in modo diverso, cioè in conformità con altri standard. L’integrazione può assicurare un maggiore e migliore servizio all’utente, non solo in virtù del coinvolgimento di musei e archivi, ma anche grazie alla collaborazione con centri e istituzioni nuove e ad altri prodotti e fonti d’informazione.
Questo processo consentirà la diffusione capillare delle informazioni che si conservano attualmente nelle biblioteche. Si renderà inoltre possibile l’integrazione con altri segmenti del web, come Wikipedia, Geonames. Ma si potrà anche migliorare i risultati ottenuti nelle ricerche e quindi i servizi bibliotecari nel loro complesso.
«I dati, se isolati, hanno poco valore – ha sottolineato l’assessore all’università e alla ricerca Cristina Giachi – viceversa la loro forza aumenta quando vengono incrociati tra di loro per ottenere nuova conoscenza, come nel caso dei ‘linked-data’.
Supponiamo per esempio di avere da una parte, amministrazioni locali che pubblicano dati aperti relativi ai monumenti storici e agli hotel che si trovano nelle vicinanze di quei monumenti; dall’altra, sovrintendenze ai beni culturali che pubblicano dati dettagliati sui monumenti, gli artisti e i periodi storici, e sui quadri esposti nei musei o nei palazzi. Combinare i due dataset potrebbe essere di grande utilità, ad esempio per offrire un servizio personalizzato sugli itinerari in base agli interessi culturali specifici di un turista. Per fare questo, se i dati non sono “collegati” (linked) occorre in qualche modo creare questi link, processando i dati a mano o attraverso appositi algoritmi. È come avere a disposizione una serie di scogli sicuri su cui poggiare i piedi per solcate il grande oceano dell’informazione ».
«Con linked data – ha spiegato il professor Guerrini – ci si riferisce, tecnicamente, a dati pubblicati sul web in una modalità leggibile, interpretabile e, soprattutto, utilizzabile da una macchina. Il web dati è un web nel quale le pagine hanno elementi che i computer possono interpretare automaticamente. Qui ciascun dato è molto più visibile e quindi più riutilizzabile, interpretabile. Di qui l’esigenza di un accesso integrato ai dati, al di là della loro eterogeneità, quantità, distribuzione, proprietà».
«Il seminario di Firenze – ha aggiunto – si occupa soprattutto del tema dell’interperabilità e dell’apertura dei dati nel mondo delle biblioteche, analizzando gli standard, le esperienze e le migliori pratiche per l’adozione delle tecnologie del web dati in questo settore. I dati prodotti dalle biblioteche, i cataloghi, non sono finora sul web ma isolati dal web. L’adozione dei linked data comporterà una modifica radicale nella creazione degli strumenti di mediazione tra universo bibliografico e utente. Ne guadagneranno la ricerca sul web, il controllo bibliografico, la creazione degli accessi, la classificazione, la portabilità dei dati».
«Il Comune di Firenze – ha ricordato l’assessore all’università e alla ricerca Cristina Giachi – ha promosso dal 2003 un processo di integrazione e consolidamento di banche dati, che dal 2009 è stato ulteriormente potenziato e configurato per un approccio aperto e federato. I risultati di tale processo possono essere oggi utilizzati in diverse aree dell’eGovernment, fra cui la Business Intelligence e, più recentemente, il mondo degli Open Data. Durante il 2011 l’amministrazione il Comune ha avviato un censimento interno, in cui ogni direzione, che ha nominato un referente per gli Open data, ha avuto l’incarico di analizzare quali dati pubblici sarebbe stato più utile ed opportuno pubblicare».
Gli Open Data sono un presupposto essenziale della trasparenza e dell’efficienza della pubblica amministrazione ma sono anche un potentissimo attivatore della creatività dei singoli. Uno studio della McKinsey sui paesi della Unione Europea ha calcolato che gli Open Data potrebbero abbattere i costi della pubblica amministrazione del 20 per cento creando valore fino a 300 miliardi di euro in dieci anni tra riduzione di inefficienze, maggiori introiti fiscali e maggiore produttività. Gli esempi virtuosi non mancano. Nel Regno Unito il governo mette a disposizione dati sulle performance delle strutture sanitarie pubbliche o sulle scuole: questo porta i cittadini a fare scelte più informate e a una maggiore efficienza del sistema.

By admin

Tags: ,

Comments Closed


Readers Comments (0)


Sorry, comments are closed on this post.