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Dolcenera racconta il nuovo album, “Evoluzione della Specie 2″

February 19, 2012   ·   0 Comments

Scritto e arrangiato dalla stessa Dolcenera che realizza la maggior parte delle canzoni in co-produzione con Roberto Vernetti e le altre autonomamente con la collaborazione di Alex Trecarichi, questo album è l’ultima tappa del percorso artistico della cantautrice che sin da suoi esordi si è caratterizzato per la continua ricerca e sperimentazione musicale.

La versione originale dell’album, pubblicata lo scorso maggio, conteneva 11 tracce (più una bonus track disponibile nella versione dell’album per iTunes) e viene arricchita oggi da altre 4 tracce: il brano in gara al Festival di Sanremo “Ci vediamo a casa”, i due inediti “Un sogno di libertà” e “Sarà un giorno bellissimo”  e il duetto con il rapper inglese Professor Green “Read all about it (Tutto quello che devi sapere)”.

L’album è dominato dalla ritmica, con elementi di elettronica, per un sound pop-rock dal respiro internazionale. La cantautrice salentina, infatti, dopo anni di pianoforte e clarinetto, ha lungamente studiato la batteria e ha scritto i nuovi brani partendo dalle ritmiche.

“La passione per la ritmica e l’ascolto di tanti album degli anni ‘70, ma anche di quelli attuali di band francesi, inglesi e di Brooklyn, mi hanno spinto a studiare la batteria – queste le parole di Dolcenera per spiegare la sua svolta stilistica – Il rapporto con la batteria è stato talmente avvincente che è cresciuto in pochi mesi in modo esponenziale e ha modificato il mio modo di ascoltare la musica, puntando assiduamente il centro dell’attenzione del brano sulla ritmica, batteria e basso”.

Registrato dal vivo insieme alla band, il disco è stato volutamente trattato nella fase di missaggio come se le registrazioni fossero state programmate al computer, seguendo l’idea di trovare un sound anche destrutturandone un altro: così il suono registrato di uno strumento è stato poi trattato in fase di missaggio come fosse formato da campioni digitali a volte compressi con il sidechain o mescolati al suono di un synth; anche il modo di cantare è stato pensato, già in fase di scrittura delle canzoni, con la voce che doveva restare quasi implosiva, a tratti meccanica, comunque emotiva, ma allo stesso tempo distaccata come se fosse una voce narrante, che poteva urlare ma senza lamentarsi.

Se dal punto di vista musicale “EVOLUZIONE DELLA SPECIE” e la nuova edizione dell’album sono un’incursione nel mondo dell’elettronica, dal punto di vista concettuale le tracce raccontano la voglia di vincere la paura del futuro e la volontà di creare una nuova epoca, nonostante un diffuso stato di precarietà in cui si riconosce anche la stessa cantautrice: “la voglia di vincere la paura di questo povero e bistrattato futuro percorre tutto l’album, a volte in via incidentale, a volte in modo più predominante fino a diventare un grido. Questo futuro talmente raccontato che sembra aver perso la sua imprevedibilità. E per una precaria come me è un allontanarsi dalla speranza”, spiega l’artista.

DOLCENERA

Racconta i brani del nuovo album

“Evoluzione della specie 2”

Precarietà, voglia di vincere la paura del futuro e rapporto uomo-donna tra i temi del disco

L’edizione disponibile nei negozi tradizionali e in digitale dal 15 febbraio “Evoluzione della specie2” accoglie 4 nuove tracce: il brano in gara al Festival di Sanremo “Ci vediamo a casa”, i due inediti “Un sogno di libertà” e “Sarà un giorno bellissimo”  e il duetto con il rapper inglese Professor Green “Read all about it (Tutto quello che devi sapere)”.

L’edizione originale di “Evoluzione della Specie” pubblicata nel maggio scorso era stata anticipata in radio dal singolo “Il Sole Di Domenica”: la pace interiore che ha bisogno di essere turbata nel momento in cui si decide di cambiare, di rischiare, di rimettersi in gioco per potersi sentire veri fino in fondo. Il brano esprime il valore della diversità, un invito a crescere ed esprimersi, ad essere consapevoli della propria personalità che non deve restate intrappolata in abitudini e sensi di responsabilità. L’uso del termine economico “quotazioni del tuo amore” descrive la contaminazione, nel quotidiano, delle nostre emozioni che cambiano e ci cambiano in modo diverso rispetto ad un partner o una persona che, solo in quanto vicina al nostro mondo, rappresenta, socialmente agli altri, anche noi stessi.

A seguire il brano che dà il titolo all’album “Evoluzione della specie ‘Uomo’”. Una  canzone corale dal ritmo tribale, con il basso in evidenza e la batteria che è stata ripresa e registrata in quattro differenti modi e che, quindi ha, in realtà, quattro tipi di suoni diversi. Il brano racconta l’antica ed eterna lotta di relazioni tra uomo e donna; tra l’istinto primordiale al sesso e alla procreazione darwiniana dell’uomo e la complessità della donna con tutte le sue sfumature di pensiero.
Non c’è femminismo ma femminilità in questo brano che racconta, con un sorriso, quanto i maschi siano diversi dalle femmine, in un tempo in cui “La parola amore” è abusata “… come il cortisone”.

“Ci vediamo a casa” è anche la canzone dei titoli di coda dell’omonimo film, “Ci vediamo a casa”, diretto da Maurizio Ponzi, la cui uscita al cinema è prevista ad aprile. Il film, così come la canzone, racconta racconta le vicissitudini di tre giovani coppie (nel cast Ambra Angiolini, Giuliana De Sio, Nicolas Vaporidis, Primo Reggiani) che hanno in comune il problema della casa nel momento in cui decidono di costruire una vita insieme.
In “Ci vediamo a casa” si contrappone il racconto crudo ma distaccato di una realtà che ci concede una libertà limitata nella strofa (“grande cattedrale ma che non vale un monolocale”) e la gioia di una speranza, di un desiderio di potersi ritrovare a casa sul ritornello, la casa come simbolo del rifugio in tutti sensi, anche dalle vicissitudini del quotidiano e del futuro. La cassa “in quattro” e il disegno di archi danno un ritmo incalzante alla canzone che esplode, si libera, sul ritornello proprio per sottolineare questo grido di speranza.

Il suono della batteria è il segno distintivo de “L’amore è un gioco” (secondo singolo estratto dall’album) che, per il tipo di scrittura, affonda le radici nella tradizione della canzone italiana vestendosi di un sound dal sapore internazionale. È una canzone sul mistero del perdono (“perdono è una parola anzi due”), massima espressione dell’amore e della capacità di saper sacrificare la propria felicità per l’altro. “Un gioco di alchimie”, nel senso etimologico della parola, della chimica, della fusione di due vite o forse del segreto che lega due vite, che può assurgere ad essere arte ma non scienza: ecco perché l’“amore non si chiede il perché”, non cerca ragioni, “non dà peso alle bugie”, ma forse cerca solo parole di grandi poeti che sono state così vicine alla verità dell’amore.

“A un passo dalla felicità” è il primo dei brani nato con la batteria che, con le sovraincisioni molto ritmiche del pianoforte, rievoca un sound tribale, descrivendo “un atto di coraggio”,  un atto di amore, nella cultura dell’arrivismo, “Il suo arrivismo dove vuoi che vada? Il mondo è triste”, per “osare altri livelli di felicità”, per essere almeno ad un passo dalla felicità, che sembra essere meta irraggiungibile. Il testo nasce dalla storia di Katy, conosciuta casualmente, che, negli anni ’70, ha lasciato la sua famiglia nel Maine, in America, per stare in Italia con la persona di cui si era innamorata e, allora, ignara ancora di tutto.

Basso e chitarra dominano in “Nel regime delle belle apparenze”, una dedica (“A te, che sei un esempio di dignità”) nella denuncia cruda e spassionata del “regime inconcludente delle belle apparenze” nella nostra società, che, nonostante tutto, non deve far smettere di sognare: “sogna ragazzo sogna”, in una citazione di Roberto Vecchioni con cui l’artista ha condiviso, oltre ad un duetto nel suo album, anche queste straordinarie parole.

“Un sogno di libertà” nasce dal pretesto della suggestiva previsione dei Maya della fine del mondo del 2012, vista con ironia, per riflettere, con la sospensione degli accordi nella strofa, sul modo frenetico di vivere, su quali siano i desideri più veri, ed invitare il proprio amore, sulla progressione melodica del ritornello, a riconquistare il proprio tempo in questa “folle corsa ad affogare in questo buco di civiltà”.

Batteria, basso distorto e il suono whammy della chitarra aprono “La preghiera di Virginia”: il brano dai connotati bluesy, affronta il tema della separazione coniugale, ricollegandosi all’incertezza del futuro, ma con un messaggio finale di speranza, così straziante ma incantevole “da ritrovare la strada”. Il testo, un caso di immedesimazione della cantautrice, parte dal pretesto di un comandamento, volutamente in stile De Andrè, “Onora il padre e la madre, anche se separati dalle difficoltà” e mescola riferimenti infantili “racconta una tua bugia” e pensieri adulti “La sofferenza è da dominare”.

“Viva” è un inno all’entusiasmo perduto e all’innamoramento che ci fa tornare a guardare, sentire e amare ogni cosa in modo diverso, come fosse “la prima volta”, perché ci fa sentire diversi in un’epoca autocelebrativa e nostalgica, senza passione, senza attenzione,  dove “sembra inutile avere un’idea”. Alla melodia vocale della strofa che si presenta con un suono fluttuante si contrappone un ritornello rock dal ritmo incalzante, per rappresentare, nella strofa, il problema (i “mostri della civiltà”, il “futuro tra le nuvole”) e, nel ritornello, la soluzione, “un’alternativa” per sentirsi davvero “viva”.

“Sarà un giorno bellissimo” racconta, con la pulsazione continua della cassa, della voglia di riscattarsi, di lasciarsi alle spalle l’inutilità delle cose tristi della vita e del rimpianto del passato. Una riflessione alla non riflessione, un invito a non cercare l’ideale irraggiungibile, il modo giusto o sbagliato di vivere ma solo di provare ad essere migliore.

“I colori dell’arcobaleno”, è una canzone spontanea nata, in pochi minuti, dal testo e completata dalla musica, con un tempo “terzinato” in 12 ottavi con il rullante in battere ed un richiamo agli anni ’60 dei cori e del banjo: servendosi di immagini e metafore, il brano indica il continuo alternarsi nel ciclo della vita di momenti bui e momenti più felici. Lo sguardo è sempre rivolto ad un futuro positivo, “ritornerà il sereno”,  anche se con la tentazione di voler cambiare il proprio passato, ma con la consapevolezza di non poter cambiare se stessi.

“Nel cuore e nella mente” racconta, in una visione “cinematografica” della bellezza di Roma, con tutte le sue chiavi di lettura, dalla politica (“Roma non é più di nessuno”) alla storia (“rivolta che è irresistibile”), del tumulto emotivo, che spinge e frena verso un’altra persona, dell’incapacità di confessare il semplice piacere di stare insieme, tra giochi di sensualità e passeggiate tra le strade del centro storico, “oceani di luce” di una calda estate.

Su una melodia vocale ipnotica della strofa e un ritornello rock con il tempo raddoppiato si regge “Il tempo di pretendere”, la voglia di esprimere se stessi, la propria identità, lasciandosi condurre dalla passione, in qualsiasi posto al mondo ci porterà, a volte come una dannazione (“la strada del talento…” “… si paga con le lacrime”), a volte come il pacifico “senso di abbandono” alla musica, ed altre come “la gioia inconsapevole che nasce dalla fantasia” nel fare musica. La parola musica che deriva etimologicamente dalla parola musa: “A te mia musa musica”. È il tempo per tutti di realizzare se stessi!

Unico brano unplugged del disco è “Dagli occhi di una donna”, una finestra sull’universo femminile: ciò che accomuna veramente tutte le donne è il senso del segreto; si può pensare di rubare il cuore di una donna ma non i suoi segreti, perché tutto quello che di lei si conosce è solo quello che lei deciderà di condividere con gli altri.

La versione dell’album per iTunes contiene anche la bonus track “Come un’aquila”: un brano, caratterizzato da riff di chitarra elettrica su un range di frequenze più gravi del basso, che si professa contro le distanze fisiche, intellettuali ed emotive, che spesso la quotidianità, lentamente ma inesorabilmente, provoca. Ma è anche un brano che parla di rivincita e bellezza, spogliata di ogni tristezza, come un’aquila che “si specchia in volo sull’oceano”.

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