L’utilizzo delle centrali nucleari al fine di produrre energia che soddisfi il fabbisogno energetico di uno stato è una soluzione impiegata spesso per via dell’ottimo rapporto tra costi e benefici, ma anche grazie all’elevata capacità di produzione che lo rende uno dei metodi più efficienti nonostante celi pericoli affatto trascurabili. Se da una parte il rischio di un incidente nucleare è remoto, dall’altra qualora questo avesse luogo le ripercussioni sarebbero notevoli non solo sull’intero ecosistema locale. Oltre a rende inospitali e inabitabili per diversi secoli ampi territori prossimi al reattore, facilmente nubi radioattive si propagherebbero sospinte dal vento giungendo fino a migliaia di chilometri di distanza. Ma anche nella più rosea delle visioni vi sarebbe il delicato tema dello stoccaggio delle scorie, argomento complesso e articolato. Il mondo odierno sembra muoversi lentamente verso l’abbandono delle centrali nucleari in favore delle fonti rinnovabili o di sistemi comunque più sicuri e puliti, ma siamo ben lontani dall’accantonare definitivamente l’atomo. Di certo la complessità dell’argomento richiede una buona conoscenza: per questo risulta importante anzitutto informarsi bene.

La miniserie televisiva Chernobyl ha riscosso un grande successo dimostrando come ancora oggi il tema del disastroso incidente avvenuto alla centrale nucleare ‘Lenin’ sia argomento di interesse. Era il 26 aprile del 1986 quando in quella che all’epoca era la Repubblica Socialista Ucraina ebbe luogo il più grave incidente nucleare della storia dell’umanità. Un disastro che rese tutta l’area prossima al reattore inutilizzabile, e tale resterà per i prossimi secoli, che comportò l’evacuazione della vicina cittadina di Pripjat in sole tre ore e che tramite il vento e le nuvole portò piccola parte di quelle radiazioni fino all’Italia e alla Francia. Una ferita che è difficile da cicatrizzare.

L’incidente è stato affrontato in molti, moltissimi libri. Tra questa moltitudine, Chernobyl 01:23:40 di Andrew Leatherbarrow, edito in Italia da Salani, è nato in maniera alquanto particolare rispetto a buona parte dei saggi. La sua genesi è sul web, dove a una iniziale stesura è stato possibile rielaborare i testi grazie al confronto e al supporto di molti lettori, disposti a fornire il proprio contributo nel proprio ambito di conoscenza: tra questi chi ha provveduto a spiegazioni tecniche e scientifiche sul funzionamento di una centrale nucleare e chi si è occupato di tradurre documenti originali.

L’idea di Leatherbarrow è arrivata in seguito a un viaggio in quella Pripjat che è entrata nella storia, una cittadina che è stata evacuata in pochissimo tempo trasformandosi in un luogo fantasma, una cittadina disabitata che ha assunto il ruolo di testimonianza di un nefasto passato, diventando l’istantanea di un tragico momento. Le foto che si vedono sono diventate famose e riconoscibili a prima vista: lo scatto che ritrae un palazzo residenziale grigio, quello di un parco giochi o ancora la foto della ruota panoramica ormai arrugginita sono diventate la prova inconfutabile di un disastro.

Ma non è solo quello ad aver spinto l’autore a dar vita a questo libro: dopo aver letto molti volumi sul tema, Leatherbarrow ha notato che tutti raccontavano una storia simile ma mai uguale, differendo sempre anche solo per qualche piccolo dettaglio. La sua scelta è stata allora quella di scriverne uno che si basasse su anni di documentazioni ritrovate e che spiegasse le cose in maniera semplice e comprensibile per tutti, risaltando non solo la storia e i fatti che erano accaduti, ma anche gli aspetti tecnici, il resoconto del suo viaggio sul luogo del disastro e l’eroismo di quelle persone che sono intervenute a rischio della propria salute per salvare vite e cercare di mettere in salvo la centrale nucleare.

Gianfranco Broun

Titolo: Chernobyl 01:23:40

Autore: Andrew Leatherbarrow

Editore: Salani

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